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CENNI STORICI: LA PSICANALISI NELLA CULTURA, GENERALITÀ


Da teoria terapeutica, la p. è divenuta, nella cultura contemporanea, una metodologia d'interpretazione delle varie sfere dell'attività umana e quindi anche delle varie manifestazioni ed espressioni artistiche. Tale sviluppo culturale è stato molto contrastato e discontinuo: alla prima diffusione della p. nella Vienna di Freud, nella Svizzera, in Francia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti è subentrata, nel decennio 1930-40, una fase di minore interesse, per giungere poi a una più capillare diffusione che ha fatto della p. uno degli elementi culturali più vitali nella vasta problematica legata allo studio delle espressioni artistiche, tale da poter spiegare le vicende incestuose delle grandi tragedie greche del ciclo tebano o l'erotismo dominante nella letteratura decadentistica o le forme d'arte dei bambini e dei primitivi, nelle quali l'inconscio riveste un'importanza fondamentale. Al centro dell'interesse degli psicanalisti verso il fenomeno artistico è il problema del rapporto dell'irrazionalità con la razionalità, dell'Es con l'Io (e anche con il Super-Io, nel caso di Jung e dei suoi seguaci). Secondo la p., anche l'arte rientra nell'opposizione tra l'esigenza biologica di soddisfare gli impulsi e la necessità sociale di reprimerli o di sublimarli. La fase dell'ispirazione artistica, cioè di quel momento di entusiasmo e di eccitazione che Platone chiamava "divino invasamento", viene spiegata in termini psicanalitici come l'irruzione dell'Es, con i suoi istinti repressi, nell'ambito dell'Io. Nel campo estetico, la vis inibitoria del Super-Io converte il tumultuoso sfogo dell'Es in un'espressione controllata, cioè nell'opera d'arte. Freud vede nella produzione artistica la sublimazione della libido che caratterizza l'Es di ogni artista: Shakespeare lascia trapelare nell'Amleto la proiezione del suo complesso edipico. Di Leonardo e di Goethe Freud scandaglia episodi d'infanzia; tenta inoltre un'interpretazione psicanalitica di Dostoevskij (di cui illustra il motivo centrale dell'"uccisione del padre"), analizza in profondità racconti come la Gradiva di Jensen o L'uomo della sabbia di Hoffmann e fissa un fondamentale complesso psichico con il nome di un celebre "carattere" letterario come quello di Edipo. Mentre, sulle orme di Freud, molti psicanalisti ricercarono i rapporti di un'opera con la psicologia profonda del suo autore, gli artisti a loro volta hanno risentito dell'influsso della teoria freudiana. Esaminando anzitutto i contributi recati dalla p. a una migliore comprensione dell'opera d'arte, sono da ricordare, nei primi anni del movimento, le investigazioni psicanalitiche di Jones, che completò lo studio freudiano dell'Amleto (recentemente commentato da C. Musatti), di Rank e Sachs, che approfondirono il problema della "personalità essenziale" dell'artista, di Marie Bonaparte, autrice di un esauriente studio su Poe, di R. Laforgue, che studiò la nevrosi di Baudelaire, di Greenacre, che si occupò di Lewis Carroll. In Italia numerose sono state le ragioni dell'indifferenza o dell'ostilità nei riguardi della p.: dalla ripugnanza diffusa presso i letterati nei confronti delle teorie lombrosiane sulla similitudine tra follia e ispirazione artistica, che aveva ingenerato diffidenza anche verso la p., all'opposizione rigida dell'estetica crociana, che considerava la psicologia (e quindi anche la p.) come "ancella" dell'analisi critica; dalle riserve della Chiesa riguardo al metodo psicanalitico, alla diffidenza del fascismo, divenuta vera e propria persecuzione in occasione delle leggi antiebraiche, e all'ostilità (a parte alcune osservazioni di Gramsci) del marxismo italiano, influenzato in proposito, fino agli inizi degli anni Sessanta, dall'atteggiamento decisamente negativo dell'U.R.S.S.