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LETTERATURA


In Italia, fino al secondo dopoguerra, si registra una scarsa attenzione della critica letteraria verso la p., a eccezione di G. Debenedetti, S. Solmi, G. Contini, M. Praz. Nell'ambito dei poeti e romanzieri, essendo arduo stabilire la quantità delle letture psicanalitiche di Campana e difficilmente ipotizzabile che uno scrittore naturaliter freudiano come Pirandello abbia studiato direttamente le teorie di Freud, occorre ricercare i più seri approcci psicanalitici nell'ambito della letteratura "triestina", da Svevo, che narra la sua ingenua ed eterodossa autoanalisi ne La coscienza di Zeno, a Saba, l'autore più significativo, pur nel suo freudismo rigido, per esemplificare i rapporti tra p. e poesia italiana (si veda la recentissima opera postuma Ernesto). I fermenti psicanalitici sono stati originalmente assimilati, in misura diversa, soprattutto da Vittorini, Gadda, Landolfi, Soldati, Piovene, Emanuelli e dalla Morante; ma lo scrittore che più consapevolmente e più tenacemente ha teorizzato la necessità per l'intellettuale di unire nelle sue analisi demistificanti Marx e Freud è stato Moravia, mentre Pavese è tra gli autori più adatti a "sentire la realtà in modo regressivo secondo categorie psicanalitiche" (David). Nel nostro tempo numerosi sono stati i casi di scrittori (Brancati, Buzzati, Calvino, Bassani, Luzi, Ottieri, Zanzotto, Volponi) più o meno influenzati dalla p., mentre un caso particolare è quello di G. Berto, che ha risolto in chiave ironico-grottesca la storia della sua nevrosi. Un posto di rilievo deve essere riconosciuto a Pasolini, che ha esibito le sue frustrazioni con ironia, e a Sanguineti, che ha fornito illuminanti interpretazioni sul mondo onirico dantesco e sull'inconscio incendiario di Palazzeschi. È da rilevare la piena assimilazione della p. da parte di critici quali Arbasino, Barilli, Citati, Eco, Guglielmi, Manganelli, Raimondi, Zolla,ecc.