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Area clinica - Ippoterapia

PROGETTO CIPA DI TERAPIA CON IL MEZZO DEL CAVALLO RIVOLTA AI PORTATORI DI HANDICAP



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CHE COS'E' L'IPPOTERPIA


Quando si parla di attività equestre nei confronti dei disabili o comunque dei portatori di handicap,occorre parlare più propriamente di ippoterapia o nella accezione più ampia di questo termine di riabilitazione equestre.

Credere che l'ippoterapia possa portare alla guarigione completa di un qualsiasi handicap è un grossolano errore.

Sicuramente però può portare, a secondo del caso clinico, ad un buon miglioramento.

Infatti molti dei soggetti portatori di handicap sono normo-dotati, quindi si rendono conto di essere differenti dagli altri, perché non possono camminare come loro ad esempio, oppure perché hanno dei movimenti involontari che gli impediscono di essere come gli altri come nel caso della distonia.

A cavallo si sentiranno invece uguali agli altri e riuscire a far sentire queste persone uguali agli altri anche per un'ora al giorno è già un grande risultato.

Migliorare il livello qualitativo della vita del portatore di handicap, procurargli emozioni e sensazioni di benessere indotte dal movimento del cavallo, al passo, in alcuni casi al trotto e nella maggior parte dei casi dal contatto con il cavallo stesso, costituiscono sicuramente uno stimolo a reagire non solo sotto il profilo psicologico ma anche da un punto di vista fisico, aspetto questo ultimo che a torto molte volte viene sottovalutato pensando che non sia recuperabile. In un contesto così delineato, possiamo parlare a ragion veduta di soggetti diversamente abili.

Ma cerchiamo di capire meglio quali benefici si possono trarre dalla terapia per mezzo del cavallo.

La terapia per mezzo del cavallo agisce in modo globale, sollecitando la partecipazione di tutto l'organismo senza che si possa dire quale sistema organico o mentale sia il primo ad essere interessato ( De Lubersac,1977).

Il ritmo del cavallo al passo, di 60 oscillazioni al minuto, permette il rilassamento del tono muscolare; l'andamento sinusoidale riproduce il movimento di basculla della deambulazione normale ( Baumann,1979). Tale spostamento postero-laterale induce reazioni di equilibrio specialmente in prossimità degli angoli del maneggio dove la forza centrifuga, spingendo il cavaliere verso l'esterno, aumenta La richiesta di tali reazioni. L'allineamento capo-tronco-bacino, facilitato dalla particolare posizione in sella e dall'aggiustamento tonico indotto dal movimento del cavallo, permettono la realizzazione di esercizi tipici di equitazione che consentono la dissociazione dei movimenti e la loro coordinazione.
A livello neuro psicologico è possibile, sfruttando le azioni del cavallo e il comportamento intenzionale del ragazzo, attivare più adeguate reazioni di orientamento, migliorare i tempi di reazione di attenzione, potenziare l'abilità esecutiva e la discriminazione spaziale (direzione distanza, sequenzialità,lateralità).
A livello delle funzioni corticali superiori è possibile ipotizzare un miglioramento sui livelli di concentrazione, di estroversione, di vigilanza, di espressività e di aggressività.
Gli stimoli topologici sono ottenuti attraverso l'uso delle redini che consentono di dirigere il cavallo verso l'obiettivo da raggiungere; la memoria e l'attenzione sono continuamente stimolate nell'ambito di ogni seduta di terapia per mezzo del cavallo, attraverso l'azione esercitata volontariamente o involontariamente dal cavallo. In analogia,la modulazione delle cariche aggressive, talvolta alterate nel ritardo di prestazioni intellettive, sono controllate dalla necessità di evitare spiacevoli reazioni e di ottenere un'adeguata gratificazione ludica. Si determina frequentemente, nel soggetto, il desiderio di comunicare al cavallo o all'operatore il proprio stato emotivo e, in tal senso, la pratica favorisce l'espressività e la finalizzazione della comunicazione.
Inoltre, la pratica di una attività così particolare e complessa, porta il soggetto alla scoperta di possibilità non valutate in precedenza.
Nella terapia a mezzo del cavallo, il rapporto essenzialmente corporeo che si istaura, evoca componenti simboliche e proiettive. Il simbolo della madre,intesa come colei che porta ed elemento femminile rappresentato dalla mitologia greca dalle divinità della creazione, della fecondità dell'abbondanza, a cui il cavallo è legato: L'accostamento alla esperienza della madre viene evocato dal movimento al passo regolare che determina il tipico dondolamento e cullamento. Il simbolo maschile della forza fisica della potenza muscolare dominatrice, non sprovvisto di una certa aggressività: Il cavallo simbolo di libertà, evasione, velocità.
Anche nella letteratura psicoanalitica il cavallo ha un suo posto: Nella prima esperienza di analisi con un bambino (Freud,1908), la fobia del cavallo sviluppata dal bambino venne spiegata come spostamento, sul cavallo, della paura del padre avvertito come rivale e punitivo nei confronti dei suoi desideri edipici verso la madre: Anche Jung fa del cavallo un archetipo molto diffuso; Esso incarna la psiche non umana,la bestia che è in noi. Ecco le evocazioni simboliche che il cavallo provoca a chiunque monti a cavallo e che lo rendono la concretizzazione delle proprie fantasie. Si può capire, quindi, come in una seduta di T.M.C. intervengano sempre elementi, proiettivi, identificatori anche liberatori, difficilmente esprimibili in altri contesti. Il soggetto entra in contatto diretto e simbolico con il cavallo, interagendo con lui attraverso il linguaggio simbolico del corpo ( linguaggio che l'operatore promuove e facilita) e in questa condizione di simbiosi, in virtù del suo passo regolare e costante, che sembra riprodurre i movimenti che il feto avverte nell'utero, vediamo il soggetto passare da una situazione di chiusura, ripiegato su se stesso in un desiderio di sicurezza e protezione dalle aggressioni esterne, ad una vera e propria apertura.