SISTEMI DI CLASSIFICAZIONE
Dal momento che la suddivisione dei disturbi mentali in classi
variava da paese a paese, si è posta la necessità
di adottare un sistema di riferimento comune. Due sono i modelli
di classificazione internazionale, formulati su base statistica:
quello dell'Organizzazione mondiale della sanità (l'International
Classification of Diseases, oggi giunto alla decima revisione,
e comunemente indicato con la sigla ICD-10) e quello dell'American
Psychiatric Association (Diagnostic and Statistical Manual for
Mental Disorders, oggi giunto alla quarta edizione, e comunemente
indicato con la sigla DSM-IV).
I due modelli, pur differenti per certi aspetti, sono tra loro
integrabili e confrontabili. Il primo è utilizzato soprattutto
per motivi di ricerca, mentre il secondo è ampiamente adottato
anche in ambito clinico.
La maggior parte dei sistemi di classificazione distingue i disturbi
caratteristici dell'infanzia (incluso il ritardo mentale) da quelli
dell'adulto, e i disturbi organici (riferibili ad alterazioni
cerebrali o somatiche) da quelli non organici (riferibili a cause
psicologiche).
Un'altra distinzione importante nell'ambito dei disturbi mentali
è quella tra disturbi psicotici (in cui è alterato
il rapporto del soggetto con la realtà circostante) e nevrotici
(in cui il livello di menomazione del rapporto con la realtà
è meno grave). In realtà, a causa dei problemi concettuali
che permangono a proposito del termine nevrosi, solo l'ICD-10
ha conservato questa dizione, specificandone l'eterogeneità.
La distinzione rimane, tuttavia, degna di nota, in quanto viene
comunemente utilizzata da molti clinici. La descrizione dei disturbi
qui presentata segue quella del DSM-IV.